sabato 8 dicembre 2007

Armando Cusani ha vinto

Riporto parte di un articolo pubblicato sul quotidiano “Latina Oggi”. L’articolo fa riferimento al discorso del Presidente del TAR Franco Bianchi, costretto a lasciare la sua carica di presidente, per aver dato fastidio al Presidente della Provincia di Latina Armando Cusani”. Leggete e commentate.



Con un discorso in forma di metafora e crudo come una scudisciata il presidente del Tribunale amministrativo ha salutato le autorità, i colleghi e gli avvocati del foro di Latina e di quello di Frosinone.
Parole senza infingimenti. Bianchi ha detto chiaramente che appena arrivato a Latina si è accorto che la mala pianta della illegalità aveva radici solide; ha aggiunto che ha cercato di contrastarla chiedendoanche l’ausilio degli «altri guardiani» ma dopo un primo apparente consenso si è tirato addosso l’ira di chi aveva sempre agito indisturbato e l’ostilità di molti altri, diventando così un «personaggio scomodo». Ha difeso il suo operato il presidente uscente della sezione di Latina del Tar e ne ha ostentato la buona fede, pure quella messa in discussione insieme all’obiettività negli ultimi tempi. Mai una volta, nel discorso di commiato, è stato fatto cenno al Presidente della Provincia, Armando Cusani, ma al suo esposto sì. Quell’atto ha suggellato tutte le accuse e aperto un conflitto istituzionale senza precedenti.
La denuncia di Cusani, come si sa, è stata archiviata. Ma sul campo è rimasto tutto il peso di questo incredibile scontro. Chi si aspettava ieri un intervento elegante e da prassi è rimasto deluso, molto. Mentre Bianchi pronunciava parole pesanti come macigni chiaramente dirette ad alcuni altissimi vertici politici di questa provincia, nell’aula delle udienze gremita di avvocati e autorità calava il silenzio, poi il gelo, poi l’ansia, la paura, la costernazione, l’impotenza, il livore. E infine la rassegnazione. Di sentirsi dire una durissima verità. Bianchi nella prima parte del suo discorso torna indietro e cita l’ex presidente della Repubblica: si è ispirato a lui quando ha pensato di dar vita e forma ad un «salotto della legalità»; ma poi -riferisce - ha trovato molti ostacoli e sono partiti gli attacchi, per iscritto, che gli affibbiavano narcisismo, protagonismo, plagio, corruzione. Nella sostanza lo si voleva allontanare. E l’operazione, in fondo, è riuscita. Anche per altre ragioni.
Comunque Franco Bianchi da ieri è trasferito ad altra sezione del Tar, in Piemonte. Lui parla di quelli che hanno scritto ingiurie nei suoi confronti con il colore nero dell’invidia e quello rosso della violenza. Il riferimento è a Cusani e probabilmente ad alcuni suoi stretti consigliori, ma il nome non viene scandito.
Neppure quando il presidente chiede formalmente la restituzione del bastone di Santiago di Compostela, donato a Cusani qualche anno fa in segno di amicizia e stima. «Lo rivoglio insieme alle scuse»…….

Commento: leggendo questo articolo, dentro di me si sono susseguite una serie di sensazioni, odio, rabbia, dolore, per qualcosa che mi disgusta, che mi invade e di fronte alla quale sono totalmente impotente. Mi chiedo se ciò che sto facendo sia giusto, se valga davvero la pena continuare, se mai un giorno i cittadini a cui mi rivolgo potranno pensarla come me. Vale davvero la pena combattere per le proprie idee? Se riescono a fare ciò con un giudice, cosa faranno a me? A quale condanna sarò sottoposto? Quale umiliazioni dovrò subire per aver avuto il coraggio di esprimere le mie idee? Ma nonostante tutto non riesco a smettere di lottare, anche se mi sento solo, anche se ho tutti contro, io sento che devo continuare ciò che sto facendo, e se un giorno pagherò per questo, vorrà dire che avevo ragione, vorrà dire che ho fatto un buon lavoro e di non aver buttato al vento la mia vita.

1 commenti:

Anonimo ha detto...

Ahinoi!
Non ci sono più alberi di palma a Minturno ma per fortuna qualche seme si è salvato e forse un giorno crescerà una pianta e da questa un palmeto.
Sarà un'oasi nel deserto di illegalità che divora la nostra città.
Fino a quando ci sarà pure un solo cittadino a credere nella legalità e nella giustizia, fino a quando ci saranno giovani disposti a sacrificarsi pur di non vedere la propria città preda del malaffare e destinata ad un'avvilente rassegnazione potremo dire che non tutto è perduto.
E se questa mattina non sono stato il solo a piangere in cuor mio nel leggere la sconcertante notizia vorrà dire che xxxxxx non ha vinto e non vinceranno quelli come che come lui calpestano quotidianamente la legge per perpetuare il loro potere al fine di arricchire se stessi ed i loro sodali annichilendo e impoverendo una fiera e ferace terra.
Leggendo questo post mi sono sentito meno solo e forse altri come me hanno provato la stessa sensazione.
Lasciamo crescere, dunque, questa piccola pianta, curiamola con l'impegno sociale, irroriamola con la partecipazione etica, sosteniamola con la rettezza morale, illuminiamola con una esemplare condotta politica.
E per evitare che il gelo dell'indifferenza possa seccarla costruiamole un caldo riparo, trasparente, come una serra.
Infine, attendiamo sicuri che un giorno l'albero della legalità porterà i suoi frutti: libertà, lavoro e benessere sicché più nessuno sarà schiavo del "sistema" che oggi soffoca la naturale aspirazione ad una esistenza veramente libera e democratica.
Grazie Giuseppe per aver creato questo blog. Fai che sia questo blog strumento di trasparenza a che possa essere sconfitto il gelo ottundente dell'apatia che pare albergare anche nella meglio gioventù minturnese.